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giovedì 27 luglio 2017

Rubrica Nati Oggi: Alexandre Dumas (Figlio) e Giosuè Carducci





Oggi nella rubrica "Nati oggi" ospito un grande scrittore francese, ed un poeta italiano, detentore inoltre di un premio Nobel: nati lo stesso giorno a distanza di 11 anni.

Festeggiamo:
Alexandre Dumas (Figlio)--> nato il 27 Luglio 1824
Giosuè Carducci--> nato il 27 Luglio 1835

Conosciamoli meglio!






ALEXANDRE DUMAS (FIGLIO)

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Figlio di Alexandre Dumas e della sua vicina di pianerottolo, Catherine, è messo in collegio. 
Viene dichiarato figlio naturale di padre e madre sconosciuti.
 I suoi genitori lo riconoscono nel marzo 1831, quando ha sei anni. 
Dopo una difficile battaglia sostenuta dai genitori per la sua custodia, sarà assegnato al padre, verso il quale non serberà mai rancore.
A diciassette anni Dumas abbandona il collegio, si lascia trascinare dalla vita oziosa e galante condotta dal padre. 

Dumas vivrà la propria vita come uno dei suoi eroi drammatici,
 tra torbidi amori e fantastiche avventure.

Si ricorda Dumas come portavoce di cause particolari:
 il motivo che lo rende promotore di tali situazioni è senz'altro la sua infanzia dolorosa.
 Denuncerà gli avvenimenti incresciosi della società: facendosi catalogare come "autore scandaloso".
Dei temi da lui trattati ricordiamo: 
la posizione sociale della donna, il divorzio e l'adulterio.

Il grande romanzo di cui è il padre è "La Signora della Camelie":
ad ispirare questo scritto è la relazione con Marie Duplessis, a Parigi, durata fino all'agosto del 1845.
 La donna morirà due anni dopo, lasciando un immenso vuoto nel cuore dello scrittore, che culmina con tale romanzo nel 1848.

Tiene sempre a precisare di non aver mai serbato rancore per il padre, nonostante quanto accaduto nella sua infanzia: decide di rendere finalmente pubblico tale pensiero, 
nella prefazione dei "Tre Moschiettieri", edizione del 1893. 



LA SIGNORA DELLE CAMELIE

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Un giorno di settembre del 1844, infatti, di ritorno da una passeggiata a cavallo Alexandre Dumas figlio si recò al teatro parigino dei Variétés, quella sera, incontrò la donna che avrebbe segnato la sua vita e la sua fortuna di romanziere. 
'Era alta e sottile, scura di capelli, il viso rosa e bianco. Aveva la faccia minuta, occhi allungati di smalto, come una giapponese, ma vividi e fieri, le labbra d'un rosso ciliegia, i più bei denti del mondo.'





L'amore profondo e puro di Margherita e di Armando, contrastato in nome delle buone regole piccolo-borghesi anche quando la "peccatrice" si redime, l'abnegazione e il sacrificio incompreso di costei, la nobiltà d'animo che pervade le ultime pagine del suo diario, elevandola sopra lo stesso mondo che aveva puntato contro di lei l'indice accusatore, ci fanno dimenticare carrozze e cavalli e vivono in quanto sentimenti umani e perpetuabili.

Una grande storia d'amore senza tempo, un libro che sarebbe diventato in breve tempo un classico della letteratura romantica.







GIOSUE' CARDUCCI 

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 Fu il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1906.

Nei suoi primi dieci anni, la famiglia visse in povertà e non era possibile per Giosuè frequentare le scuole; il padre incaricò così il sacerdote Bertinelli di dargli lezioni di latino durante il giorno,
 mentre la sera era il padre stesso a impartirgli l'insegnamento della lingua che il giovane amò profondamente. 

Le prime composizioni in versi furono "la Satira a una donna" (1845) e l'appassionato "Canto all'Italia" (1847), entrambi in terzine
 La famiglia si trasferisce a Firenze;  nel  1853,  Carducci si iscrisse alla Facoltà di Lettere alla "Normale" di Pisa : si diede allo studio anima e corpo, con amore estremo. 
Il Carducci, che del tempo era economo come l'avaro della borsa, portava anche alla messa, in cambio del libro d'orazioni, un qualche classico del formato in sedicesimo. 

Consegue la Laurea nel 1856, e nello stesso anno Le letture di Foscolo e di Leopardi approfondirono in lui quel culto per le tradizioni e gli ideali classici, che lo indusse a fondare, con altri giovani letterati, la società letteraria degli " Amici pedanti ".

Nel 1860 venne chiamato dal ministro dell’Istruzione del governo piemontese a ricoprire la cattedra di eloquenza ( cioè di letteratura italiana) all’Università di Bologna; 
ebbe così inizio un lunghissimo periodo di insegnamento.

Nel 1906 fu insignito - primo italiano - del Premio Nobel per la letteratura



LO STILE

Egli ritiene che per avere una poesia nobile bisogna usare un linguaggio aulico in quanto essa non è rivolta a tutti ma solo ai nobili.
 Con Carducci si parla di classicismo come ripresa dei poeti latini e greci.



PIANTO ANTICO


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E' una delle più famose poesie carducciane, scritta in memoria del figlioletto Dante, morto a soli tre anni.
 La scelta dell'aggettivo "antico" nel titolo sta a sottolineare il suo valore universale, è il pianto dei padri di ogni tempo di fronte alla morte di un figlio. 
Le principali caratteristiche di questa lirica sono date dalla sua semplicità ed essenzialità. 
La poesia sviluppa la riflessione sul rapporto tra la vita e la morte, 
che si sviluppa attraverso l’antitesi tra le immagini luminose e chiare proprie della vita, ed i motivi oscuri e desolati che connotano la morte. 





Baci da Valentina













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