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giovedì 13 luglio 2017

Recensione: La frontiera



Titolo: La frontiera
Autore: Alessandro Leogrande
Editore: Feltrinelli
Data pubblicazione: 5 Novembre 2015
Collana: I Narratori
Genere : Saggio
Pagine : 316
Prezzo:  Kindle 6.99; cartaceo 14.45




Alessandro Leogrande, giornalista dall’impegno civile
 indiscusso, scrive uno di quei libri necessari per
 districarsi nel ginepraio dei misteri che accompagnano
 gli spostamenti di milioni di uomini dalle terre
 attraversate dalla crisi politica ed economica.

Dal libro “La frontiera” vengono potentemente fuori le
storie raccontate dai protagonisti, migranti curdi come
Shorsh proveniente dall’Iraq, che apre e chiude il libro e  
 possiede immagini aberranti di morte relative al
 villaggio di Halabja, cittadina curda dell’Iraq che fu fatta
 gassare nel marzo del 1988. La visione delle immagini
scuote Leogrande, che inizia una ricerca ossessiva
 spinto dalla volontà di fare luce su chi è scampato alla
 morte e su chi è rimasto sommerso da strappare
all’oblio e al nulla le vite di coloro che scappano da
 situazioni divenute insopportabili.
 
 

"La frontiera è un termometro del mondo. Chi accetta
 viaggi pericolosissimi in condizioni inumane,
 attraversando i confini che si frappongono lungo il suo
 sentiero, non lo fa perché votato al rischio o alla morte,
 ma perché scappa da condizioni ancora peggiori.
O perché sulla sua pelle è stato edificato un mondo che
 gli appare inalterabile".

Il libro prosegue con la storia di Ali, scappato dal Darfur a
 ventidue anni e giunto in Italia, dopo il Grande Viaggio, che 
fatica a raccontare a causa degli strazi osceni che ha visto, i
 travagli che ha sopportato. Ogni storia comporta carichi,
 spesso insostenibili, di dolore; fanno scoprire la mutevolezza
 liquida dei punti di ingresso in Europa, una umanità
 sofferente che viene sfruttata da uomini rapaci e senza
 scrupoli, che si arricchiscono indegnamente.

Hamid è un giovane somalo ed è sopravvissuto a uno dei più
 grandi naufragi del Mediterraneo con 650 morti, avvenuto il
 6 maggio 2011, davanti alle coste della Libia. Quando ha
 intrapreso il Grande Viaggio aveva solo 13 anni, con lui
 parte anche suo fratello, maggiore di tre anni, in Italia giunge
 solo Hamid, del fratello deceduto non vuole dire neppure il
 nome.

Attraverso le parole di Syoum eritreo ancora terrorizzato
 dalla dittatura del presidente Isaias Afewerki, l’autore
 ricostruisce il naufragio avvenuto il 3 ottobre 2013 davanti a
 Lampedusa, che causò la morte di 366 persone, di cui 360
 eritrei, in fuga da una terra dilaniata dal terrore.

L’Eritrea è forse l’unico paese al mondo in cui è stato istituito
 il servizio militare obbligatorio a tempo indeterminato.
 Chiunque, dai diciassette ai cinquant’anni, viene richiamato
alle armi ed è sottratto a ogni altra attività per un tempo
 impossibile da stabilire. È questa una delle principali cause
 che spinge intere generazioni a partire. Il servizio
 permanente è motivato dal conflitto con l’Etiopia,
ufficialmente ancora in corso, ma di fatto si trasforma nella
 vita di tanti in una sorta di reclusione, il cui unico fine è
 quello di poter utilizzare un’enorme quantità di forza lavoro
 gratis.
 
 Risultati immagini per immagini migrazione

Dopo la strage di Lampedusa, in Eritrea è stata vietata

 l’affissione dei manifesti funebri perché si sarebbe scoperto

 ufficialmente che dalla dittatura si fugge, da una dittatura

 nata da una guerra di liberazione nazionale.

L’Europa è piena di agenti del regime. Ce ne sono ovunque

 siano presenti degli eritrei: è impossibile fare una riunione

senza essere schedati.

Risultati immagini per immagini migrazione

Leogrande narra i rivolgimenti politico-militari dell’Eritrea con

 acume profondo e analitico, grazie alle testimonianze di

 Gabriel Tzeggai, un esule politico, e di don Mussie Zerai, un

 prete cattolico, di cui ho recensito la sua autobiografia.

Quello che affligge in modo particolare leggendo le storie dei

 migranti è la gratuità del male inflitto, della barbarie a cui si

 giunge nelle torture. Il traffico degli esseri umani è

fiorentissimo, una fonte di lauti guadagni, che vede coinvolti

 anche parti dello Stato libico ed eritreo.

Grazie ad Alganesh, una donna che coordina le attività
 
dell’associazione Gandhi, si scopre il traffico di esseri umani

 nel Sinai. Alganesh con l’aiuto del potente Mohammed Abu

 Bilal è riuscita a liberare in pochi anni 550 ostaggi. Alganesh

 è convinta che il Sinai sia diventato l’epicentro di un vasto

 traffico di organi e che i corpi non reclamati da nessuno

 siano la materia prima di questo traffico.

La gestione degli arrivi cambia, nel 2014 i trafficanti che si

 occupano dell’esodo siriano hanno elaborato una nuova

 strategia, quella di riempire grandi cargo e puntarli

 direttamente verso le coste italiane. Il guadagno per ogni

 carico è enorme, i rischi vanno solo ai traghettatori, mentre i

 capi rimangono sempre lontani dai pericoli e dal caos dei

 viaggi.

La lente di ingrandimento non trascura la Grecia, dal 2012

 attraversata dall’attività violenta del movimento

 ultranazionalista parlamentare di Alba dorata, contigua alle

 forze di polizia. Le repressioni crudeli e violente nei confronti

 dei migranti, degli oppositori e dei cittadini non greci

 diventano sempre più frequenti fino a culminare

 nell’uccisione del rapper Pavlos Fyssas, avvenuto il 17

 settembre 2013.

Il viaggio attraverso i Balcani è la strada più seguita dagli

 afghani e dai siriani che vogliono arrivare in Europa: Aamir

 nel 2010 parte dall’Iran, arriva a Lesbo, poi giunge a

 Patrasso, ma invece di venire in Italia sui camion, pratica

 diffusissima e pericolosa, intraprende il viaggio verso

 l’Ungheria. Da quel momento anche le tratte balcaniche

 sono finite sotto il controllo dei trafficanti e l’Ungheria ha

 costruito il proprio muro di filo spinato per arginare l’arrivo di

 nuovi profughi.

Risultati immagini per immagini migrazione

Leogrande non solo ricostruisce con cura meticolosa

 avvenimenti, numeri, cause e conseguenze delle strategie

 politiche attuate dall’Unione Europea per tentare di arginare i

 flussi migratori nel Mediterraneo, ma delinea con efficace

capacità narrativa le storie delle persone, dei migranti, di


 un’altra umanità, che subisce la crudeltà oscena, le

 ingiustizie dei “fortunati”.
 
L’autore è capace di  vedere là dove interessi di varia natura

 ostacolano la visione nitida, chiara e lunga di un fenomeno,

 in cui i collegamenti con le associazioni malavitose

 occidentali emergono palesemente.

Un libro che apre la mente sui pregiudizi razziali, sull’altra

 parte del mondo straziato e sempre in lotta per la

 sopravvivenza.

Risultati immagini per immagini migrazione

 
Grazia Procino

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