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venerdì 7 luglio 2017

Recensione : Che la festa cominci






Titolo: Che la festa cominci
Autore:  Niccolò Ammaniti

Data Pubblicazione: Ottobre 2010
Editore:  Einaudi
Genere:  Narrativa Contemporanea

Collana: Numeri Primi

Pagine: 328

Voto : 3.5  ( da 1 a 5)


Roma “Caput mundi”, la città dei grandi registi, dei grandi parchi e monumenti, la città della moda, la città più visitata al mondo dai turisti, nasconde nelle proprie “viscere” esseri superbi, violenti, assetati di sangue e vendetta, pronti al grande botto e alla grande festa, che la trasformerà nella città governata da Satana e dal male. Ma riuscirà il Male a vincere il Bene?

 
Sembra una giornata come tante, la confusione cittadina rappresenta la routine per tutta la città di Roma e per chi ci abita; ma in realtà, sta per succedere qualcosa di anomalo.
Un gruppo di ragazzi dialogano in un ristorante: Saverio Moneta, detto Mantos, Edoardo, detto Zombie, Silvia e Murder. Sembrano ragazzi come tanti, ragazzi che hanno un lavoro, una moglie, dei figli e delle attività proprie.
Ma nel loro cuore alita il male di Satana formando Le Belve di Abbaton, in contrasto con l’altra setta I figli dell’Apocalisse. Stanno organizzando un duro colpo per la città: vogliono uccidere Larita, cantante ed ex satanista.
 " Segnatevi questa data. Oggi avviene la svolta epocale. Le Belve escono dalle tenebre alla conquista della luce. Questa data verrà inserita nel calendario satanico e ricordata dal mondo cristiano con orrore".
 Il sacrificio, doveva avvenire durante il grande evento organizzato da Salvatore Chiatti per l’inaugurazione di Villa Ada. Alla festa, tra i tanti vip, c’è anche Fabrizio Ciba, giovane scrittore emergente che appare proprio per quello che è, tormentato e con la testa tra le nuvole; aveva accettato l’invito per conoscere nuovi editori per i suoi libri, e che come sempre, era arrivato in ritardo alla festa.
"Io sono il più grande scrittore esistente sulla terra, eppure capita anche a me di arrivare in ritardo, perché, nonostante tutto, sono una persona normale".
 Il piano delle Belve, è perfetto:  rapirla, violentarla e sacrificarla a Satana.
Ma il piano non va a buon fine ( fortunatamente), perché nessuno sa che nei sotterranei di Villa Ada vivono da circa cinquant’anni, gli uomini talpa, fuggiti dal regime comunista e nascosti nelle gallerie. La loro oscura presenza,rivelatasi improvvisamente, manda a monte il tragico piano e salva la vita a Larita.
 

Che la festa cominci è un romanzo di narrativa contemporanea, formato da tre parti per rendere più chiara la storia al lettore, che è secondo il mio parere, un po’ complessa e prolissa:
 nella prima parte, detta La genesi, Niccolò Ammaniti racconta la doppia vita dei personaggi. Uomini che per la società sono degli esseri deboli sottomessi alla famiglia, e nascondono nel migliore dei modi quel male che attanaglia la loro anima. Male che esplode nei sacrifici e nelle messe nere mentre inneggiano a Satana. Sono anime depresse che non riescono ad affrontare la società e comprimono i propri bisogni nella malvagità e nel male;
la seconda parte, detta La festa, è la parte più bella ( forse l'unica) del libro a mio parere, in quanto è la guida turistica alla bellezza di Roma e di Villa Ada. L’unica parte in cui il linguaggio utilizzato è pulito e professionale;
nella terza parte, detta Katakumba, Ammaniti racconta il mistero e l’esistenza degli uomini talpa, che vivono e si sono riprodotti nell’ombra e nell’oscurità delle catacombe costruite sotto Villa Ada, a quel tempo utilizzate dai cristiani per pregare.
 

Ho fatto molta fatica a terminare la lettura del romanzo "Che la festa cominci", una lettura pesante  a causa del linguaggio utilizzato, a mio parere scurrile, cafone e intrinseco di parolacce e bestemmie. Un libro che racconta la continua lotta dell’umanità, tra il Bene e il Male ma in modo eccessivo e superbo.
Ho letto vari libri di Ammaniti, e mi hanno anche tanto emozionato.
Le mie aspettative quindi erano alte quanto  la delusione provata nel leggere il romanzo. È un libro diseducativo, sotto tutti i punti di vista, sia per il linguaggio scurrile utilizzato sia per il tema trattato.
Mentre leggevo, pagina dopo pagina, la mia domanda era sempre la stessa: Se vero, che la lettura deve insegnare qualcosa , cosa  mai  può insegnare a un ragazzo la lettura di questo libro?
Sicuramente non a lottare per il bene e sconfiggere il male; sicuramente non a utilizzare un linguaggio consono; sicuramente non a rispettare le donne come esseri umani.
 Sconsiglio la lettura di questo libro a tutta la gioventù, in quanto, vivendo in un periodo storico difficile, ha tanto bisogno di guide esemplari per “guarire” il mondo in cui la loro vita si affaccia.
 Emanuela Cassone
 
Buona lettura e ricordatevi sempre che la lettura è una grande avventura!!!
 
 
 

 
 

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