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sabato 2 dicembre 2017

Recensione: La fine del mondo e il paese delle meraviglie di Haruki Murakami



                                               SCHEDA TECNICA

                        Titolo: La fine del mondo e il paese delle meraviglie
Autore: Murakami
Editore: Einaudi
Pubblicazione: 28 Maggio 2013
Pagine: 515
Collana: Super Et



In una piccola e spettrale città chiusa dentro mura che la separano dal resto del mondo, vivono abitanti privi dell'ombra e dei sentimenti, tranquilli al riparo di ogni emozione. Tra di loro, un nuovo arrivato ha il compito di leggere "i vecchi sogni" nel teschio degli unicorni, unici animali del luogo, cogliendo frammenti di memorie e di un'altra vita, di un'altra possibile dimensione. In parallelo, in un'asettica disumana e futuribile Tokyo, un uomo sarà coinvolto da uno scienziato tanto geniale quanto sconsiderato in un esperimento a rischio della vita che lo porterà a calarsi nei sottosuoli della città, in lugubri voragini animate da creature mostruose e maligne, metafore delle paure che agitano la coscienza di tutti. Ed è proprio lì, nel buio fondo della mente, che si troverà la chiave dell'enigma, la soluzione del mistero che lega i personaggi dei due mondi, che sono in realtà l'uno il riflesso dell'altro. Sarà possibile lo scambio tra le due dimensioni, il passaggio in entrambi i sensi, o il viaggio sarà senza ritorno?



La recensione di questo libro è il frutto del "Gruppo di lettura" di cui ne faccio parte.
Il romanzo "La fine del mondo e il paese delle meraviglie" è   stato la lettura del mese  di Novembre.
Vi propongo ora i singoli commenti dei miei compagni di viaggio e di avventura letteraria diventati per me la mia seconda famiglia.
Grazie a tutti/e ragazzi, siete fantastici!

Oriana:

Il libro è stato pubblicato nel 1985. Sebbene sia il libro di un giovane Murakami, penso che sia tra le sue opere più ambiziose oltre che tra le più visionarie. In questo libro ho inoltre trovato molti elementi comuni ad altri libri di Murakami: la solitudine dell'uomo (inteso come persona di sesso maschile), il buio, il viaggio dentro se stessi ed il calarsi verso gli abissi umidi, bui e freddi (L'uccello che girava le viti del mondo) che immagino rappresentino l'inconscio di ognuno di noi. Il protagonista è (come in altre opere di Murakami ) un uomo solo ed estremamente intelligente che vive, lavora, si ciba e dorme. Non ha amici, non ha una compagna (la moglie lo ha abbandonato anni fa e lui non sembra soffrirne o rammaricarsene più di tanto).
Questo aspetto dei libri di Murakami mi ha ormai incuriosito e mi ha spinto a leggere quanto prima "Uomini senza donne" per approfondire meglio il suo pensiero. Parla di solitudine e del chiudersi in un mondo proprio. Perdendo la sua ombra il lettore di sogni ha perso la sua coscienza ed i suoi sentimenti. Continuando a  vivere in quel posto è destinato a vivere come tutti gli altri abitanti. Come un automa.

Per me la fine del mondo non è altro il mondo stesso che il protagonista si è creato per anni. E li ha scelto di continuare a vivere. La fine del mondo in realtà non esiste "materialmente" è solo il mondo che lui si è creato.
Così ho dato un senso alla storia. Il finale me lo aspettavo diverso: dopo la "presa di coscienza" mi aspettavo la redenzione del cibermatico. Invece no.

Per concludere vorrei dire che in questo libro esce fuori in maniera prepotente tutto il genio di Murakami, un autore che sa scrivere e descrivere, sa narrare e sa, attraverso le sue profonde riflessioni, portarci a nostra volta a riflettere sulla vita, sulla solitudine, sui rapporti sociali e sul senso stesso della nostra intera esistenza.
Per me voto 4 stelline.
Non do 5 solo perché secondo me nelle descrizioni dei viaggi "sotterranei" si è dilungato un po' troppo.


Sevy:

È molto interessante! A me sono piaciuti particolarmente i capitoli de "La fine del mondo", la fine soprattutto l'ho trovata di una dolcezza unica.
E mi piace tantissimo il fatto che i personaggi non abbiano nomi ma siano comunque talmente ben caratterizzati da non sentirne nemmeno il bisogno. Ho interpretato le sue scelte come un non abbandonare la donna che ama e non abbandonare un luogo che di fatto, per quanto possa essere assurdo, ha creato lui ed esiste nella sua coscienza. Anche perché nella vita reale non aveva una grande prospettiva, diciamocelo, forse da questo punto di vista si potrebbe dire che ha scelto la via più facile inconsciamente  magari è un insieme delle due cose.
E' un mondo che ha costruito lui , non esiste materialmente ma esiste dentro di lui e lui se ne sente responsabile.
L'ombra è la parte della sua coscienza che vuole tornare nel mondo reale, non credo sia la coscienza "completa", o almeno, di nuovo, io l'ho interpretata così .
Libro bellissimo. Il mio voto è 5 stelle.

Pier

Il libro di Murakami ha una scrittura piana, semplice, quasi banale e una complessità interna sorprendente  che sfugge ad una prima lettura.
Soprattutto perché la sua eccessiva lunghezza, non giustificabile con quello che queste pagine aggiungono alla trama, lo rende inutilmente lungo e a tratti a mio giudizio noioso.
Però stiamo parlando di Murakami quello che ha scritto "1Q84" e non mi permetto di far dipendere il mio giudizio solo da un discorso di numero di pagine ne ho interrotto la lettura, come ero intenzionato a fare, per sfinimento.
Doppio titolo per una doppia narrazione in cui l'elemento surreale è predominante rendendo impossibile classificarne il genere (fantascienza, fantasy, fantastico, surreale, thriller).
La prima narrazione si svolge in una Tokyo del futuro in mano a oganizzazioni che tutto possono mentre la seconda è dentro una fortezza in cui gli abitanti privati delle loro ombre
non hanno emozioni e sentimenti e in cui un ruolo importante hanno gli unicorni.
Nel primo vive il "Cibermatico" e nel secondo il "lettore di sogni".
Il libro mi è piaciuto e per quanto ami questo autore la cosa non è scontata. E' un libro "folle" come "1Q84" quindi  bisogna aprire la mente, mettere in ascolto il cuore (mettendo la testa "in pausa")  facendosi "attraversare" dalle parole del libro.
Chicche del libro sono la tecnica dello "shuffling" (si anche spiegata ad un certo punto ma sfido a capirla effettivamente), vecchi sogni letti nei teschi di defunti, ombre staccate dai corpi...tanta, tanta roba.
Murakami ha la capacità non comune di scrivere poesie in forma di prosa evocativa lunghe 500 pagine. E di dar corpo "materiale" ai nostri sogni incubi compresi e di regalarci letture molto, molto particolari.

Questo libro ha una componente "onirica" importante. E come avviene con i sogni li puoi solo interpretare non razionalizzare.
Valutazione: 4 stelle


Jusella

A me il libro è piaciuto molto ... cito un passo che mi è rimasto scolpito nella mente:
 "La perfezione esiste perché non ci sono i sentimenti. Non ci sono conflitti, non c’è odio, non c’è avidità. Ma se non ci sono tutte queste brutte cose significa che non c’è neppure il contrari. La gioia, la felicità, l’amore. Se c’è la delusione è perché c’è la speranza, se c’è la tristezza è perché c’è la gioia. Non esiste da nessuna parte la felicità senza delusione. Una persona senza cuore è semplicemente un’illusione che cammina".
Grande Murakami.

Io l’ho interpretato così. L’amore prevale su tutto
È l’autore stesso che ci porta a una lunga riflessione ... è una proiezione dell’uomo, dell’Io, del super-io e dell’incoscio.
...E pensare che inizialmente avrei voluto metterlo da parte. Per fortuna,  la mia costanza e caparbietà mi ha fatto continuare a leggere fino ad apprezzare un autore fuori dal comune, dove nel suo libro riesce a creare nell’irreale la realtà, quasi a renderla palpabile e proiettarla ai giorni nostri intrinseca di mille sfaccettature. Ho vissuto, attimo dopo attimo, le vicessitudini dei protagonisti nell’immaginario mondo dell’autore ritrovandomi a volte con gli unicorni, altre in biblioteca, nei sotterranei, con i semiotici, a scalare l’immensa montagna e riuscendo, infine a sentire lo scrosciare della cascata. Che dire ... potrei continuare a parlarne ancora all’infinito ! Questo libro mi ha toccato nel profondo e non me lo aspettavo davvero !!!
La mia valutazione : 5 stelle

Serena:

Ho finito di leggere il libro da una mezz’oretta e credo di non aver ancora fissato proprio benissimo le idee.
Mi è piaciuto sicuramente.
Lo stile di Murakami è stato geniale come suo solito (non so se qui ci fosse qualcuno che leggeva Murakami per la prima volta), ma ancora una volta riesce a rendere credibili delle situazioni che sono quasi paranormali (non uso il termine fantasy perché non sono certa del significato del termine/genere).
Mi è piaciuta tantissimo la totale assenza di nomi propri e la presentazione dei personaggi attraverso quella che sarà semplicemente il loro compito nella storia (il professore, il lettore di sogni, il guardiano, ...)
L’ho trovata una lettura geniale che offre tanti, ma veramente tanti, spunti di riflessione sulla vita umana partendo da quella che all’apparenza può sembrare una favola moderna.
Ne “Il paese delle meraviglie”, l’esperimento del professore, secondo me, non serve ad altro che a spiegare che la realtà, così come noi la vediamo, non è altro che il risultato dell’elaborazione di impulsi/sensazioni che arrivano al nostro cervello e nel momento in cui qualcosa va storto nella lavorazione dei “dati”, l’andamento delle cose (e della vita) cambia inevitabilmente ma non è necessariamente una tragedia.
“La fine del mondo” io la vedo come la rappresentazione più profonda della coscienza, tanto è vero che non succede niente delle avventure presenti ne “Il paese delle meraviglie”.
L’ombra, o coscienza si può dire, viene lasciata alle porte della città, al confine con la parte razionale e sensoriale.
Non ci sono sentimenti, non ci sono conflitti, non ci sono vie d’uscita.
Ci sono solo domande e le mura invalicabili della città.
Credo che il Cybermatico e il Lettore dei Sogni siano la stessa persona la cui vita è vista da due percezioni diverse.

E comunque se il libro fosse stato lungo 150 pagine in meno, con la metà delle descrizioni (la maggior parte totalmente inutili), sarebbe stato ancora più bello

Pollyne

Eccomi, ci sono anche io. Mi ha un pò innervosito, ma nel complesso mi sono piaciuti molto i dialoghi non convenzionali, come parlare di sesso con persona semi-sconosciuta come si parlasse di meteo.
La possibilità di scelta sembrava che l'avesse quando cercava un via d'uscita con la sua ombra. Probabile che inconsapevolmente sapeva invece di non averla, come era nel mondo reale?

Michele

Quella della Fine del Mondo è la proiezione di quella reale nella mente del protagonista.
Comunque a me non è piaciuto. Troppe digressioni, fino a diventare noioso.
Anche io ero convinto che sarebbe riuscito a fuggire e a salvarsi nel paese delle meraviglie... il finale mi ha sorpreso. Forse l'inverno è una metafora del suo essere congelato..
Per me solo due stelline.
Non gli perdono quegli inutili e interminabili capitoli sotto terra.
E  anche tante cose lasciate a metà... Murakami non ha dato il massimo stavolta.


Paola:

Ciao a tutti. Volevo riagganciarmi a questa affermazione, cioè che nel mondo reale non aveva possibilità di sopravvivere perché tutti lo cercavano per ucciderlo. Secondo me Murakami non asserisce questo, l’uomo non ha più scampo per via di quello che gli sta succedendo nel cervello, lo dice chiaramente lo scienziato. Ma in che senso non ha più scampo? Questo me lo sono chiesto parecchie volte e non viene chiarito dai pensieri del protagonista neppure alla fine. Voi come interpretate quindi questa “fine”?
Altra cosa: lo scienziato ha inserito nel suo cervello una parte che si chiama, appunto, “fine del mondo”. È poi chiaro già dopo pochi capitoli (per via degli unicorni da un lato e dal cranio regalato dall’altro) che i due mondi sono correlati. Io mi chiedo: è questo impianto allora che ha creato nel cervello del protagonista il mondo altro, cioè la fine del mondo e alla fine, per via del “tilt” chiamiamolo così, se ne rende conto oppure le due coscienze intese come coscienza di sè restano sempre separate (così l’ho vista io) fino alla fine. Ed è alla fine che si ricongiungeranno ?
Comunque, come al solito, Murakami stupisce, questa volta ancora di più...
Anche per me 5 stelle
Anche se la lettura non è scorrevolissima in certi (pochi) punti. L’ uomo solo lo si ritrova anche in Kafka sulla spiaggia e in Norvegian wood, lì il protagonista ha amori e storie di sesso/affetto ma alla fine è sempre comunque solo. Mi sembra che ai protagonisti non dispiaccia comunque questa condizione, forse solo in Norvegian wood c’è del rammarico per ciò che poteva essere ma alla fine prevale comunque l’analisi razionale del protagonista e la sua presa di coscienza della situazione senza remore

Veronica :

Buona sera! 
Allora..... partiamo con il voto! Io do un bel 4.5, sarebbe stato un 5 perché a pelle mi è piaciuto, ma non rientra nella cerchia dei "libri perfetti da 10"... solo che nonostante questo sia riuscito, inspiegabilmente, a farmi tornare la voglia di leggere!
All'inizio non mi stava prendendo molto, forse per il modo di descrivere l'ambientazione un po' atona, forse per la stranezza che di primo impatto ha suscitato il protagonista. poi però si è ripreso alla grande! Concordo con chi ha detto che niente in questo libro è lasciato al caso; è proprio così.

 A guardare indietro, a fine lettura, si ha proprio la sensazione che ogni virgola abbia un significato ben preciso.
La strutturazione delle due storie parallele mi è piaciuta veramente molto anche se ho avuto un piccolo qui pro quo: non avevo letto la trama prima di iniziare quindi ho scoperto solo dopo che i due uomini erano in realtà la stessa persona.... inizialmente, pensando fossero a sé stanti, mi sono immaginata il lettore di sogni come un ragazzino (sui 15-20 anni).... e quindi quando le storie hanno iniziato a sovrapporsi ho fatto un attimo fatica a entrare proprio appieno nel meccanismo (ma queste sono stupidaggini tipiche mie).
Nel complesso un libro veramente molto bello e che fa riflettere!


Lara:

Murakami, un libro a mio avviso molto strano ma che ha trascinato con sé dalla prima alla ultima pagina. La fine per me prevedibile , non avrebbe mai osato uscire da quel mondo che si sia creato nella mente. E se il mondo dentro le mura è quello giusto per lui, il mondo "reale" è quello giusto per il corpo.. sicuramente leggerò qualcos'altro di questo autore... Vorrei capire soprattutto quale tipo di allucinante usi.

Bricca:

 Davvero difficile (per me che i libri li ascolto) seguire bene la storia e infatti molti passi sono stati per me molto confusi. Soprattutto all'inizio quando non era chiaro il perché del parallelismo. Comunque il libro mi è piaciuto, ho letto i commenti precedenti e condivido in tutto e per tutto il pensiero di Oriana.

Francesco:

Sulla struttura più in generale del libro, Murakami mi ha fregato per la terza volta almeno:
- annoiandomi quasi nella prima parte, scombussolante nell'incapacità ad essere inquadrato, capito, seguito... (ne sono un emblema le quasi-bestemmie di pier durante la lettura... cui sorridevo, ma che comprendevo)!
- incuriosendomi quando il meccanismo inizia a svelarsi, nella sovrapposizione dei piani
- tirandomi dentro come in un vortice, nella necessità quasi "fisica" di andare avanti nella lettura, impossibile ad un certo punto da abbandonare.
L'eccezionale capacità di Murakami di creare dei mondi contemporaneamente impossibili eppure credibili nei suoi meccanismi tanto irreali quanto precisi
Ultima cosa, per quanto non sia sicuro di ricordarlo bene, la chicca del meccanismo di shuffling, non so se lo abbia concepito sulla base di studi scientifici di qualche tipo, di ricerche, di pura fantasia...
ma ha immaginato un sistema di biocrittografia (mi permetto di coniare il termine, se non esistesse ) che secondo me non è tanto fuori dalle possibilità tecnologiche del medio periodo, oltre che praticamente impossibile da decodificare!
Sul meccanismo non mi pronuncio (dovrei prima provare comprenderlo a pieno ), ma l'idea alla base -considerato anche l'anno di pubblicazione- è secondo me un'anticipazione arguta di scenari possibilissimi!
Valutazione: 4 stelle

Matilde:

Arrivo anche io! 
 Penso di dargli addirittura 5 stelle perché per quanto mi riguarda ha colpito la mia attenzione e la mia curiosità sin dalla prima pagina. Leggendo velocemente la trama si capiva già l’ambientazione, quindi la mia testa era già impostata a leggere riguardo a due mondi paralleli e un po’ surreali.. poi ho trovato grandiosa questa tecnica di continuare a mantenere viva la curiosità scoprendo sempre qualcosa di nuovo.. forse in un libro più lungo mi avrebbe annoiata, ma in questo assolutamente no. Inoltre mi sono affezionata anche ai personaggi, ho capito di avere molti punti in comune con ognuno.. sono costruiti in modo molto umano, nonostante siano diversi da noi per lo stile di vita.. inoltre, non so se lo fa in tutti i libri, ma mi è piaciuta molto questa caratteristica di Murakami di fermarsi spesso a descrivere dei momenti di vita quotidiana o dei tratti dell’aspetto fisico che per noi sono banali o sono considerati difetti, ma che in realtà dovremmo considerare come semplicemente normali.. faccio l’esempio della ragazza grassa o dell’episodio del “cilecca” per farvi capire.
 La trama è stata ambientata in un mondo un po’ fantascientifico, però dietro ai personaggi ci siamo proprio noi, nella nostra vita di tutti i giorni, quindi anche quando non si procede con la trama, è piacevole comunque perché è come se si leggesse la propria storia


El Barto

Mi spiace ho fatto una fatica atroce a leggerlo... Non mi ha mai preso, non mi ha dato nulla. Insomma per me questo mirakami è stato un parto... 
Letto tutto con molta fatica. Forse non mi è piaciuto perché non l' ho capito molto, lo trovato troppo sopra le nuvole. Questi due mondi. Tutto sto caos per rimanere comunque li. Le "due vite" che non si scambiano.


“Questo mondo è mio. È intorno a me che si erge la muraglia, è dentro di me che il fiume scorre, sono io che brucio producendo quel fumo.”


RECENSIONE SCRITTA DAL GRUPPO DI LETTURA!

GRAZIE AMICI LETTORI!!!


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