Lettori fissi

venerdì 18 agosto 2017

Recensione: La ragazza del giardino di fronte di Parnaz Foroutan







Titolo: La ragazza del giardino di fronte
Autore: Parnaz Foroutan
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 189
Data Pubblicazione: 18 Febbraio 2016
Prezzo: 4.99 Kindle; 10.20 cartaceo






Asher Malacouti è il capo di una famiglia ebrea che vive nella città iraniana di Kermanshah. Nonostante il successo e la ricchezza, Asher non può avere ciò che più desidera al mondo: un figlio maschio. La giovane moglie, Rakhel, costretta in un matrimonio opprimente, in un periodo storico in cui il valore di una donna dipende dalla sua fertilità, è disperata a causa della propria sterilità e, con il tempo, diventa gelosa e vendicativa. La sua afflizione è esasperata dalla gravidanza della cognata e dalla passione che il marito prova per Kokab, la moglie di suo cugino. Frustrato perché la moglie non riesce a dargli un erede, Asher prenderà una decisione fatale, che ridurrà a pezzi la sua famiglia e porterà Rakhel a compiere un gesto estremo, per salvare se stessa e la sua posizione all’interno della famiglia. Una storia tragica, una magnifica rappresentazione del tradimento e del sacrificio. E di un Iran che forse non esiste più.





Terminata da poco la lettura di questo splendido romanzo, mi
 accingo a scriverne la recensione, con non poche difficoltà.

Posso dire senza remore di aver avuto tra le mani un piccolo
 capolavoro scritto magistralmente e strutturato in maniera insolita
 e particolare, con molti termini riportati in lingua originale, cosa
 che ho apprezzato molto. Un libro non facile da leggere e, posso
 immaginare, ancora meno da scrivere.

A differenza dei tantissimi romanzi letti finora, in cui i flashback
 venivano in qualche modo “ segnalati” o ai quali il lettore era
 comunque preparato, in questo romanzo non vi è nulla di tutto ciò.
 Presente e passato, infatti, si intrecciano in un continuo rimando,
 riga dopo riga, e il lettore viene trascinato a fondo nelle vicende
 come se seguisse l’ondeggiare del mare, a bordo di una zattera.
 Viene trascinato giù, sprofondando tra i flutti, per poi riemergere, e
 dopo una boccata di ossigeno ecco di nuovo che viene rapito dalla
 forza delle onde, cui non si può opporre in alcun modo.

La narrazione avviene su due livelli spazio-temporali: in terza
 persona al presente per quanto riguarda le vicende contemporanee
 ambientate a Los Angeles; in terza persona al passato per le
 vicende ambientate tanti anni prima in Iran.

Il romanzo si apre con quella che sarà la figura principale attorno
 alla quale ruoterà tutta la storia: Mahboubeh, che nasce in Iran, ma
 che decide di fuggire dal suo Paese da giovane, dopo la
 rivoluzione, per trasferirsi a Los Angeles, dove tuttora vive.
Ed è proprio qui che la donna, ormai anziana, ripercorre, attraverso
 i pensieri che scorrono liberi, come un fiume in piena che travolge
 tutto ciò che incontra, le vicende che hanno riguardato la sua
 famiglia, da prima della sua nascita.

“I minuti passano così lenti che il tempo sembra distendersi
 davanti a lei, presente e passato un tutt’uno. In questa tenebra
 aggrovigliata, Mahboubeh permette finalmente ai fantasmi di
 andare e venire a piacimento, chiassosi con l’urgenza delle loro
 storie, implorandola di dare loro voce, di spiegare, a lei, al
 pubblico dell’eterno silenzio, ciò che accadde un tempo.”
Risultati immagini per immagini fuga dall'iran

Mahboubeh è nata da una famiglia ebrea. Figlia di Ibrahim e
 Khorsheed, è cresciuta senza la mamma, perché questo è, prima di
 tutto, il romanzo, come la stessa autrice sottolinea più volte e
 ribadisce nelle ultime righe, che parla di “una donna morta di
dolore, per le complicazioni dell’essere donna”. Il romanzo è,
 inoltre, la storia di un’intera famiglia, che si intreccia con la storia
 di un intero Paese. La storia di due fratelli, Ibrahim e Asher, figli
 di Zolekhah, che avrebbero sacrificato qualunque cosa l’uno per
 l’altro.
 E così hanno fatto.

Figura fondamentale per il dipanarsi della storia è quella di Rakhel
 (Dada), moglie di Asher, ossessionata dall’idea di diventare madre.
 Perché all’epoca dei fatti, il valore di una donna era misurato in
 base alla sua fertilità. Ed è proprio attorno a ciò che graviterà la
 storia di tutti i personaggi coinvolti. Un profondo spunto di
 riflessione sulla condizione delle donne in certi Paesi.

Di questo romanzo ho apprezzato la narrazione che, attraverso il
 susseguirsi di immagini vivide, in cui la cura dei dettagli e le
 descrizioni minuziose sono riportate in maniera quasi maniacale,
 con un forte impatto visivo ed emotivo, permettono al lettore di
 immergersi completamente nelle scene narrate, sino a diventarne
 parte.

Un romanzo in cui i precetti filosofici e religiosi si intrecciano, e in
 cui religione e superstizione si fondono in una pacifica convivenza.
 Un contrapporsi di credo religiosi, di ebrei e musulmani, che porta
 solo sofferenza.

Ebreo. Ebreo. Lo bisbigliano alle mie spalle, come se la parola
 stessa fosse sporcizia nelle loro bocche. Hai idea di che effetto ha
 tutto questo su un uomo?”
Risultati immagini per immagini ebrei e musulmani

Un’opera preziosa, utile per conoscere usanze e tradizioni di un
 Paese che poco conosciamo, in cui le giornate sono scandite dai
 rituali religiosi e dalle occupazioni quotidiane, che vedono le
 donne dedite alle attività domestiche, al completo servizio degli
uomini. Pagine intense e di elevata carica emotiva in cui, attraverso
 la protagonista principale, assistiamo a un primo cambiamento, un
 moto di ribellione da quella parte di popolazione femminile che
 non accetta più di vivere nella condizione in cui è stata relegata per
 troppo tempo.

Un romanzo impegnativo e complesso, a tratti forte e molto duro,
 ma che consiglio vivamente!

Recensione scritta da Gloria Pigino

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