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martedì 5 novembre 2019

Recensione libro Il paradosso del respiro di Emanuele Finardi


Recensione libro
Il paradosso del respiro di Emanuele Finardi

 Scheda tecnica 

Autore: Emanuele Finardi
Titolo: Il paradosso del respiro
Tipologia: Raccolta racconti
EditoreOfficina Ensemble
Pagine: 122
Pubblicazione: 8 Febbraio
Formato: copertina flessibile
Il libro di cui state sfogliando le pagine è uno scherzo della vista. Mancando l'azione e una trama limpida, quello che viene raccontato è un mondo fatto soprattutto di volti, rughe e smorfie. Agonie ustionate di permanenze infinite. E, ancora, un senso di solerte abbandono, incredulità e sdegnoso rifiuto; una orgogliosa ritrosia che solo con l'inganno a se stesso ogni personaggio muta in faticosa rassegnazione. I protagonisti di queste storie sono dei sopravvissuti, ma dicono che se sopravvivi poi ti trovi a farlo con il fardello di persistenti patologie: deficit d'attenzione, movimenti fisici imperfetti, organi zoppicanti... Dunque, se il mondo che ci circonda acquista senso solo se sottoposto a una qualche opera di filtraggio, allora tutti i personaggi che incontrerete compiono questo processo a casaccio, sull'onda di una costrizione fisica ed emotiva sempre più incombente.
La raccolta di racconti di Finardi non pare essere nemmeno una raccolta: sembra un vero romanzo, tanto i racconti sono vicini tra loro per l’umanità che trasudano. Le storie si susseguono sì con personaggi e situazioni diversi, ma mantengono il filo conduttore della difficoltà delle relazioni, della incomunicabilità, della solitudine dei personaggi.
Un altro aspetto interessante è che le storie sono reali, molto verosimili: i personaggi potrebbero essere i nostri vicini di casa o i nostri colleghi di lavoro. Una vita segreta, accanto a quella di tutti i giorni. Ma è la vita, quella vera, la sola che vale la pena vivere. La sola che vale la pena ricordare e che dà voce e spazio alla nostra essenza più profonda. E così, tutto si riconduce a quelle poche ore trascorse con la donna amata, o a fantasticare relazioni più o meno immaginarie, oppure a tirare avanti esistenze spente, attendendo l’amore ideale, che vale una vita intera.
Finardi sa raccontare tutto questo con un linguaggio ricercato ma non tedioso: storie di vita, storie di persone che hanno sofferto nella vita e che hanno saputo sviluppare una specie di armatura per difendersi dalle situazioni spiacevoli che hanno dovuto affrontare. Alcune lottano con accanimento, altre, si arrendono al destino, altre ancora, si rinchiudono in sé stesse come ostriche minacciate da un predatore marino. E’il mondo che circonda, di cui forse facciamo parte anche noi.

Recensione di Giuseppe Spinoccia

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