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venerdì 8 giugno 2018

#Anteprima. Recensione del terzo volume della serie fantasy dell'autrice Raffaella Grandi " L'oracolo mezzosangue"

ANTEPRIMA 


Prossimamente in tutti gli store (formato cartaceo e digitale) il terzo volume della serie fantasy dell'autrice Raffaella Grandi 





I sensi all’erta. Un lampo illumina la notte, mentre un tuono squarcia il cielo, e le prime gocce di pioggia cominciano a cadere. Un lieve fruscio di foglie. L’aria umida. Una folata di vento spazza via le nuvole, rivelando la Luna in tutto il suo splendore. Trasportati dalle vivide immagini descritte magistralmente da Raffaella Grandi, procediamo lentamente attraversando la fitta boscaglia, circondati dal buio ambrato che avvolge la vegetazione. Sotto i nostri piedi, il terreno sconnesso. Gli odori della natura ci avvolgono, mentre i lievi sciabordii del fiume fanno da sottofondo ai rumori della fauna notturna.
Un prologo breve, ma intenso, in cui le immagini si accompagnano alle intense sensazioni che l’autrice ci fa provare, facendoci immergere in una lettura che ci terrà incollati fino all’ultima pagina. E sull’onda delle emozioni provate dalla protagonista, il nostro equilibrio vacilla, per spezzarsi sotto il peso del dolore. Perché dalle primissime righe, Raffaella — attraverso la voce di Elisa — ci anticipa ciò che accadrà in seguito e che lascerà il lettore con il fiato sospeso, in un limbo di struggimento e dolore, a metà strada fra realtà e incubo. Ma attenzione: la Grandi è molto abile nel tendere i fili che hanno il compito di far muovere i personaggi, per cui… non fatevi ingannare! In un crescendo di emozioni, l’autrice ci accompagnerà verso una degna conclusione, un “happy end” che — come è accaduto alla sottoscritta, non posso negarlo — faticherete ad immaginare. E invece…
“Cosa avrei dato per tornare indietro a quel maledetto giorno. Cosa non avrei fatto per riportarti da me! Avrei lottato con le unghie e con i denti, avrei venduto l’anima al diavolo stesso anche solo per prendere il tuo posto. Ma il destino non concedeva seconde possibilità, lo sapevo bene. Se c’era una cosa che la vita mi aveva insegnato era che ciò che doveva accadere accadeva, semplicemente, senza vie di scampo.”
Come i primi due testi che compongono la trilogia, anche quest’ultimo si apre con una dedica alla mamma. Il libro è suddiviso in dieci capitoli, in cui a parlare saranno di volta in volta i protagonisti che abbiamo già incontrato nei libri precedenti. All’inizio di ogni capitolo, un sottotitolo ci introduce a quella che saranno le vicende narrate.
Ritroviamo Elisa che ci narrerà le vicende in prima persona, al passato. E poi Sam. Sì, proprio lui. Saranno le loro voci, infatti, ad alternarsi lungo la narrazione. E Stephen… che non ci parlerà in prima persona, ma lo farà attraverso i pensieri della sua Elisa. Ed è proprio grazie a lui (e Lui) che percorreremo un viaggio che ci porterà oltralpe, in terra francese, dove le vicende si complicheranno e ci faranno sperare e disperare, gioire e struggere. O forse no?
La scrittura della Grandi è scorrevole, delicata; sembra quasi di immaginare la sua penna che accarezza il foglio, mentre scrive. Ma dà il massimo laddove il lettore deve fare i conti con le scene più cruente: è lì che l’autrice riesce, con un’abilità invidiabile, a descrivere con poche e incisive parole ciò che accade, utilizzando ancora una volta quel mix di fotogrammi e parole che trascineranno il lettore in un vortice di emozioni.
“Orrore e amore sono figli della stessa madre. Hanno la stessa intensità, le stesse labbra malvagie che reclamano le tue e lo stesso, devastante effetto sui sensi.”
Nuovi personaggi faranno la loro comparsa — e scomparsa — in questo terzo volume, e siamo certi che li ritroveremo nel quarto, cui l’autrice sembra stia già lavorando, secondo quanto lei stessa ha rivelato nei ringraziamenti finali.
“Nel marasma di dolore, rabbia e paura, fu un'unica considerazione a colpirmi con la violenza di un treno in corsa, eclissando all'istante il brusio dei pensieri. Erano gli addii silenziosi, quelli più definitivi. Gli addii detti a parole spesso venivano ritrattati, ma gli addii silenziosi mai. Rimanevano in sospeso nel limbo dell'anima e in un secondo momento archiviati alla periferia del cuore.”
Bella, a mio avviso, l’idea di inserire la leggenda dell’Oracolo Mezzosangue che, con i caratteri utilizzati, sembra dare al lettore l’idea di stare leggendo una pergamena.
Ma il punto più alto e più intenso della narrazione lo tocchiamo leggendo la lettera di una mamma, che affida quanto ha di più caro al mondo, la propria creatura, alle cure di un’altra donna. Ed è proprio con il cuore di madre che Raffaella ci parla, e le sue parole arrivano dritte al cuore di ognuna di noi, anche a quello di chi madre non lo è.
 “Vorrei chiederti un'ultima cosa, sebbene sappia di averti già chiesto molto. Ti prego... Fermala, quando la vedrai persa. Portala nel cuore del bosco, dille di chiudere gli occhi e di restare in ascolto; spiegale che la luce che scalda di più un’anima non è quella diretta del sole, ma quella filtrata dagli abeti, negli anfratti più bui del sottobosco. Insegnale l’importanza del vento... Nessuno sembra accorgersi che il vento è la voce quieta del tempo, e vuole semplicemente comunicarci qualcosa.”
Una cosa che mi ha colpito molto è stato l’utilizzo dei colori per descrivere le emozioni. Credo che ciò abbia contribuito ancora di più, se possibile, a dare forma e colore alle parole. 
“Dal profondo del nero, mi chiesi quale colore avesse il panico. Blu. Il panico doveva essere di colore blu. Di una tonalità scura, come il fondale del lago di Serre-Ponçon, dove giaceva il corpo privo di vita del povero Pierre. La voce di Steph era di un blu intenso, con sprazzi di rosso acceso. Panico e disperazione.[ … ]  Il blu si mescolò al rosso, stemperando i suoi toni più freddi nel viola. Avevo sempre detestato il viola. I paramenti funebri erano viola, le labbra livide di freddo erano viola, le contusioni erano viola.”
E poi su tutti il romanticismo, che la fa da padrone in tutto il romanzo.
“Quel bacio fu molto più di un semplice bacio. Se la passione avesse voluto trovare la sua forma, l'avrebbe trovata in quel bacio. Se l'amore avesse chiesto conferma della propria esistenza, avrebbe avuto risposta da labbra silenziose che si cercavano freneticamente.”
Interessantissima l’introduzione del “flashforward”, che gli addetti ai lavori conosceranno molto bene, ma che non si riscontra molto spesso nelle opere — e nell’analisi del quale non posso addentrarmi, perché si tratterebbe di svelare troppo,  e preferisco lasciarvi tutto il gusto di questa bella lettura.
Ottimi anche gli spunti di riflessione che l’autrice dissemina qua e là, e che ci costringono a soffermarci a meditare.
“Perché chiunque, posto di fronte al bivio che conduce da una parte al bene e dall'altra al male, sceglie d'istinto. Non con ponderata ragione, non con umana grazia, senza riflettere sulle possibili conseguenze. Un imprevedibile clic gli scatta nel cervello, ed è subito azione.”
Una lettura intensa, che travolge il lettore a 360 gradi. Un romanzo mozzafiato, dagli inaspettati colpi di scena. Un epilogo che è solo il preludio di quanto accadrà in futuro, e che speriamo di poter leggere presto nel quarto volume.
Raccomandatissimo, come i due che lo precedono!

Recensione di Gloria Pigino 

LA SERIE

- Dire amnesia. Il campo dei soffioni



- Dire Wolf 


- Dire Amnesia. L'oracolo mezzosangue 
Prossimamente in tutti gli store (formato cartaceo e digitale)

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