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venerdì 4 maggio 2018

Recensione: Lettera a una ragazza in Turchia di Antonia Arslan

 

SCHEDA TECNICA

 
TITOLO: Lettera a una ragazza in Turchia;
AUTORE: Antonia Arslan;
PUBBLICAZIONE: Ottobre 2016;
PAGINE: 143;
CASA EDITRICE: Rizzoli
FORMATO: Kindle, cartaceo
 
VALUTAZIONE

 


“Mia ragazza di Turchia, tu ci sei nata e ci stai adesso in quel magnifico Paese dove i miei antenati per millenni hanno vissuto, combattuto, da dove noi siamo stati cacciati per sempre.”
Sono queste le parole con cui l’autrice intende dare un senso a questo libro. Antonia Arslan è insegnante all’università di Padova, ma nonostante abiti in Italia, le sue radice sono armene. La sua famiglia come si scoprirà leggendo il libro ha origini da quella terra che oggigiorno chiamiamo Turchia, ma che tanti anni fa era abitato da un popolo, il popolo armeno massacrato in seguito per vari motivi dal popolo turco.
L’autrice decide di raccontarci il passato del suo popolo e della sua famiglia a lei molto caro, con tre storie vere del passato. Tre storie di tre donne armene che per un motivo o l’altro hanno lasciato un segno con il loro coraggio e le decisioni prese in momenti difficili della loro vita.
La prima storia parla di Hannah, una donna di origine armene, divenuta imprenditrice di successo negli Stati Uniti e per nulla determinata ad abbattersi alle varie difficoltà che la vita le metterà davanti.
La seconda storia, è quella di Iskuhi dalle gote di pesca, nonché la misteriosa bisnonna dell’autrice che finché la vita glielo permetterà lotterà per donare istruzione e futuro ai giovani ragazzi e ragazze del popolo armeno.
Infine, la storia della bella Noemi che vestiva alla francese e sparita tra le acque del mare di Trebisonda.
Tutte e tre le storie hanno avuto per me un gran significato, anche perché tramite le parole scelte dall’autrice sono venuta a scoprire una realtà che fino ad adesso per me era sconosciuta: la persecuzione degli Armeni… ennesimo popolo distrutto e schiacciato da uno più forte al nome del benessere e del progresso.
“Ma non ci sono né porte né tesori nascosti nelle terre orientali: non c’è più niente. Quello che tu puoi vedere con i tuoi occhi innocenti quando vai laggiù, bambina mia, è un Paese vuoto, dove sta da cent’anni una gente recente che ha sostituito gli antichi abitanti, e non vuole saperne nulla di quel passato, né di quei sofferenti fantasmi.” (parole dell’autrice)
 Per ognuna delle tre storie ho deciso di riportare qui la frase che più mi ha colpito, invece di raccontare cosa succede in ogni singolo racconto. Essendo un libro breve, ma molto significativo, ho preferito questa soluzione.
È lì la bambina affamata che è in lei si innamora di un cappellino, che diventa per lei “Il Cappello”, e rappresenta, più che la realizzazione di un sogno, la felicità di poterselo comprare…”
 “Eppure l’alfabeto è solo il primo passo. È la roccia su cui si basa la scuola, che unisce il popolo: gli allievi impareranno a conoscerlo e ad usarlo, scrivendo nella loro lingua, rispettandola e pensandola nelle radici della sua maestosa antichità e grandezza in modo che diventi più ricca, capace di espandersi, di crescere, di esprimere ogni concetto”
                                   “Non amarmi, uomo armeno
Non far l’amore con, ragazzo.
Il tuo splendore è svanito, tu sei un codardo,
perché non hai la forza di proteggermi,
perché non hai il coraggio per salvarmi
dal male. Tu non hai più onore.
Ah, mia sventura.
Il tocco maligno del Turco-Cane,
La brama del Turco-Volpe, corrotto dal desiderio.”
Sul consigliarvi questa lettura penso non ci sia più nulla da aggiungere. Lo stile dell’autrice è molto significativo, poetico e di grande interesse. Insomma prendetevi una giornata e leggetelo. Non ve ne pentirete!

 BUONA LETTURA

 Recensione scritta da Valentina Fontan


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