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mercoledì 2 maggio 2018

Recensione: "Il tatuatore di Auschwitz" di Heather Morris


SCHEDA TECNICA

 
Titolo: Il tatuatore di Aschwitz
Autore: Heather Morris
Editore: Garzanti
Pubblicazione: 18 Gennaio 2018
Formato: Kindle, cartaceo
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 223
 
Valutazione    
 

“ La nascita di un amore semplice, un segno di speranza in un luogo terribile.”
Lale, un giovane ebreo originario della Slovenia, viene catturato dai soldati nazisti e deportato lontano dalla sua famiglia nel campo di concentramento di Auschwitz. Dopo un iniziale disorientamento, il ragazzo comprende che per sopravvivere in quel posto deve imparare a lavorare restando il più possibile nell’ombra. I suoi comportamenti quindi, gli fanno guadagnare fiducia e, dopo alcuni brevi insegnamenti, diventa il “TATOWIERER”, colui che toccava incidere in modo indelebile sul corpo dei prigionieri ebrei, quei numeri che contraddistinguevano le loro identità nel campo e segnavano il loro destino per sempre. Si smetteva così di essere chiamati col proprio nome per trasformarsi solo in un numero, segno della profonda indifferenza che i tedeschi avevano nei confronti dei loro prigionieri.
Inizialmente questo compito lo inorridiva, ma poi Lale si rende conto che lo aiuta a spendere una parola di conforto per le donne e i bambini terrorizzati dalla nuova situazione, e soprattutto la sua posizione gli permette una protezione personale dalla spietata cattiveria dei nazisti. Un giorno una ragazza gli porge il braccio per essere tatuata, Lale così conosce Gita, e la sua vita cambia per sempre. Da quel momento in poi usa cerca occasione per incontrare la ragazza, e anche se si sono scambiati solo poche parole sente che rischierebbe la sua vita per proteggere quella fragile e indifesa della sua amata.
"Non voglio essere definito dall'essere ebreo. Non lo nego, ma prima di tutto sono un uomo, un uomo innamorato di te".
Ma tutto ciò potrà bastare? Riusciranno insieme a difendersi dalla crudeltà di quel  periodo e dalla cattiveria umana?
Un libro scritto in maniera semplice; la storia è raccontata in terza persona sottoforma di diario; ma al tempo stesso è molto duro da leggere in quanto descrive nel dettaglio le crudeltà a cui il popolo ebreo veniva sottoposto, durante quel periodo vergognoso e buio per l’umanità. E’ bello però assistere alla speranza che si accende; Lale riesce a trasformare il suo “ingrato compito” in un modo per aiutare gli altri, sfrutta il suo essere immune agli occhi dei tedeschi per recuperare cibo e medicine per i prigionieri più in difficoltà. Il ragazzo diventa così un eroe per tutti, un esempio che aiuta a non arrendersi anche di fronte a tanta cattiveria. Quasi non  conosce Gita ma la ragazza diventa il centro dei suoi pensieri, il bagliore di una debole speranza, il sorriso che la vita può ancora donargli. Il racconto è molto dettagliato, soprattutto perché si tratta di una storia vera; l’idea del libro è nata infatti da un’intervista dell’autrice giornalista a Lale Sokolov, il vero e storico tatuatore di Auschwitz.
"Si chiede se il resto della sua vita, breve o lunga che sia, sarà definito da questo momento e da quel numero irregolare: 32407"
Leggetelo, differisce dalle solite storie d’amore, ma è soprattutto una storia di grande umanità ; ma comunque ha una grossa similitudine: per amare ed essere ricambiati non bisogna MAI perdere la speranza, anche quando sembra tutto perduto, solo allora sarà per tutta la vita.  
 
Recensione scritta da Sara Mastrantoni
 

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