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lunedì 12 febbraio 2018

Spazio nuovi autori: Fore Morra di Diego Di Dio



SCHEDA TECNICA

 
Titolo: FORE MORRA – senza redenzione
Autore: Diego di Dio
Editore: Time Crime
Pagine: 315
Pubblicazione: 2 Febbraio  2017
Genere: Giallo/ Thriller
Formato: Kindle, cartaceo
 
Valutazione
 



“Sento lo sguardo del titolare che si ferma a studiarmi le natiche”.
Si presenta così il personaggio principale di “Fore morra– senza redenzione”, dell’autore Diego di Dio, una crime story ambientata nel napoletano.
Alisa bella e forte, fa gola sia sessualmente sia per i suoi servigi: omicidi su commissione. Lavora con un complice e sono sulla piazza da quindici anni. Uccidono per vivere ed hanno solo due regole: niente bambini e niente di personale.
Alisa proviene da un passato di soprusi e povertà che l’ha portata a scontrarsi con quello che è divenuto il suo complice. Convinti delle proprie capacità accettano incarichi senza soppesarli più di tanto, in fin dei conti hanno tutto l’armamentario necessario per attuarli, dai visori notturni ai mitra, alle bombe.
Durante un incarico, anch’esso preso alla leggera, studiato soltanto su una cartina e poco più, con un’auto fornita in prestito da un complice e comunicando tra di loro con le radio utilizzando i loro veri nomi, intercettabili, e quindi individuabili, iniziano a scavarsi la fossa da soli. La potenza di fuoco della quale dispongono, e lo sparare alla far-west, non sempre garantiscono la riuscita degli stessi. Allo stesso modo superficiale con cui li affrontano, abbassano la guardia con chi suppongono essere dalla loro parte e finiscono presto per cadere in disgrazia.
Sarà nei momenti oscuri, di tenebra, come scrive assiduamente l’autore, che Alisa ricorda la propria infanzia disseminata di morti che cominciano con la madre , anche se in modo inconsapevole, ma per la quale si sente responsabile.
Cresciuta ai margini di una società malata e fuggita di casa perché tradita dal padre, derubata da un senzatetto, troverà l’aiuto e il conforto in Pavella, un travestito dal cuore semplice che si guadagna da vivere per strada inventando rime assurde in cambio di qualche euro.
(Alisa) …toccai con l’indice il suo petto: «Qui dentro, che cosa sei?»
Pavella abbozzò un sorriso dimesso, poi scosse la testa e si alzò.
«Non lo so» rispose uscendo dalla camera. «Non l’ho mai saputo.»
Come molti, come i più, arranca nella vita senza avere nessun  ruolo e nessun scopo.
Alisa intervalla, in un circolo vizioso, continuo, la sua infanzia, (il suo amico del cuore Tony, che non sa più che fine abbia fatto, ma che nemmeno va a cercare), e il presente (con il complice in un vortice di incarichi, sparatorie, inseguimenti e fughe rocambolesche, tra proiettili che volano in ogni dove ma che riescono solamente a ferirli).
Il comportamento di Alisa, piena di contraddizioni, provata e fragile ma anche fisicamente forte, atletica, un po’ arrogante e per questo a volte nella professione un po’ superficiale, fanno scattare intorno a lei e al suo complice la trappola.
Dal passato risorge una figura divenuta potente, chiamata il “boss”, che desidera vederla morta.
  Sebbene con la febbre alta, seviziata, in un colpo di reni, Alisa, riesce ad afferrare la pistola del boss e ad aprire il fuoco...  Riesce a fuggire e a raggiungere casa; scorge una figura nel bagno...  entra con la pistola in pugno che le è tolta con un colpo deciso al polso, ma…


Sebbene fore morra significhi fuori dalla Camorra, già dal prologo ce ne immergiamo intuendo cosa accadrà a quell’uomo che si trova in preghiera. Gli intrecci e la convivenza della malavita con alcuni uomini dell’ordine e delle istituzioni solletica l’immaginario sulle terre vesuviane e occorre poco al lettore per crearsi una propria idea dei luoghi che tuttavia possono essere apprezzati appieno solamente da chi quelle strade le conosce davvero.
La narrazione al presente e la scrittura in prima persona sono tipologie di racconto che mi lasciano sempre un po’ insoddisfatta soprattutto se ci sono parti che il narrante non può conoscere, addentrandosi persino a esporre come altri si sentano emotivamente senza che lo abbiamo espresso direttamente. Quest’aspetto non mi entusiasma mai.
La scrittura asciutta e distaccata sebbene sia raccontata in prima persona ricorda il reportage ed è scarsamente coinvolgente. I drammi vissuti a sedici anni su più livelli, le angherie e le violenze, scorrono come le notizie al telegiornale udite mentre si è indaffarati a fare altro; gocce di pioggia (c’è sempre un temporale nei momenti bui di Alisa) su una chiazza d’olio che indugiano senza permeare la superficie. Pavella è forse la figura più umana di tutto il libro nelle sue incertezze molto semplici e ambizioni limitate in cui molti di noi si possono riconoscere: stare bene, niente di più.
Detto ciò, sebbene l’autore si soffermi su alcuni aspetti ripetendoli più spesso, diventando a volte prolisso e logorroico, la struttura e la storia sono tipiche delle serie televisive o dei film d’azione in cui volano centinaia di proiettili, s’infrangono finestre, scheggiando porte, stipiti, mobili, in cui si affronta il rischio in modo strafottente. Non manca la stanza blindata con l’arsenale, la via di fuga scavata dietro l’armadio e il narcotrafficante col sempre presente cliché dell’invito a casa propria presentando la famiglia.
Poi c’è la storia raccontata dal meccanico, dove è chiaro che qualcosa non andava, e intanto che leggevo, mi domandavo se fosse stata scritta volutamente così: forse per far capire al lettore cosa celasse?
I comportamenti superficiali di Alisa e del suo complice danno l’idea di poca dimestichezza nel valutare i rischi e raccontati come avviene nei telefilm appunto dove anche i più intelligenti fanno sempre una fesseria e sono catturati. Forse la parte della prigionia di Alisa è la migliore, in quel momento mi sono sentita più coinvolta, ma si capisce chi sia il sicario. Nelle molte sparatorie e scazzottate, s’immagina una passione dell’autore per le arti marziali miste, uno sport da combattimento che consente l’utilizzo di calci, pugni, gomitate, ginocchiate, leve e strangolamenti.
A volte ho riscontrato delle incongruenze in termini che mi lasciano perplessa, come ad esempio:
 "in fuga nella natura selvaggia e abbandonata tra immondizia e pneumatici".
E, nella realtà, gli odori, ripetuti più volte dopo una sparatoria, alla presenza di morti ammazzati non è solamente quella del sudore, sangue e polvere da sparo. Ma sicuramente saranno scelte letterarie dell'autore che rispetto, seppur non comprendo.
Tutto l’impianto del romanzo alla fine sembra confezionato appositamente attorno alle sparatorie e le scazzottate che nascono dalla superficialità di Alisa, e del complice, a sottovalutare alcuni rischi. Se Alisa avesse voluto trovare delle risposte ad alcune delle domande che si pone più di una volta e ignora, il romanzo si sarebbe concluso molte pagine prima.
La copertina è diretta e mantiene ciò che promette: una crime story che sicuramente riuscirà ad appassionare gli amanti del genere a cui ne consiglio la lettura!!!

Recensione scritta da Sonia Belli


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