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giovedì 4 gennaio 2018

Recensione: Canto di Natale di Dickens




SCHEDA TECNICA

 
Titolo: Canto di Natale
Autore: Charles Dickens
Editore: Interlinea
Pagine:144
Pubblicazione: 5 Novembre  2009
Collana: Nativitas
 
Valutazione


 
Di edizioni del celeberrimo “Canto di Natale”, il classico nostalgico per eccellenza da riscoprire e rispolverare ogni anno, ce ne sono a bizzeffe.
È un libro che ho letto e riletto e di cui ho assistito alla rappresentazione teatrale da ragazzina e, proprio durante le festività natalizie, ho potuto gustare sul grande schermo, rapita dalla magia ricreata nell’ultima trasposizione cinematografica (anche se, in questo caso, si parla più della storia dello scrittore e di come è nata l’idea di scrivere il manoscritto che è giunto fino a noi).
Ora, vi chiederete: perché recensire un libro di cui, nel corso dei decenni, si è già detto o scritto praticamente tutto? Ve lo spiego subito.
Quando, il pomeriggio del 30 dicembre, mi sono recata in libreria per il solito giro di rito - e di cui non posso, francamente, fare a meno - sono rimasta attratta da quelle uniche due copie rimaste che, in qualche modo, sembravano voler richiamare la mia attenzione.
La copertina, raffinata ed elegante, emergeva da quel mare di immagini che si addossavano le une sulle altre, tutte uguali, ahimè. Quella che mi aveva colpito era, invece, davvero particolare; potrei definirla quasi minimalista. Due soli colori: il bianco e l’oro. Bianco è, infatti, lo sfondo, e dorata è la cornice - quattro angoli, in realtà - che sembra racchiudere, proprio come in un quadro, alcuni dei personaggi del racconto, anch’essi molto stilizzati. In nero, solo il titolo e il nome dell’autore, insieme a poche altre indicazioni tecniche.
Prendendo in mano il libro in questione e iniziando a sfogliarlo, ho subito capito che non si trattava del solito testo, ma di un’edizione speciale che conteneva qualcosa di prezioso: la riproduzione del manoscritto originale! Con immensa emozione, ho iniziato a scorrere una pagina dopo l’altra, osservando con cura quelle righe scritte con una elegante calligrafia e provando ad interpretare quanto scritto dall’autore in persona. Pagine preziose, ingiallite dal tempo e conservate presso la Morgan Library & Museum di New York.
Nel leggere questo volume, oltre ad apprezzarne la profondità del testo e del messaggio - come accade ogni volta che mi accingo a leggerlo -, mi sono soffermata ad analizzare attentamente quanto scritto da Charles Dickens.
La grafia, precisa e leggermente inclinata verso destra; gli spazi lasciati nei capoversi.
La meticolosità. L’ordine. Le correzioni, annotate in modo chiaro e preciso (anche se, a una prima occhiata, sembra tutto confuso, vi invito a soffermarvi ad osservare attentamente quanto io stessa ho avuto modo di notare e apprezzare).
E poi un pensiero, su tutti: quanto doveva essere difficile essere scrittore in un’epoca in cui, a differenza di oggi, la tecnologia non la faceva di certo da padrona? Tantissimo. Troppo.
Credo, inoltre, che sarebbe molto interessante avere il parere di un esperto grafologo, per conoscere in maniera più approfondita la personalità di un uomo che, con un racconto nemmeno troppo lungo, ha attraversato due secoli di storia e di vita, palesandosi da monito con la sua opera e ricordandoci ogni anno quale sia il vero spirito del Natale.    
Le parole dell’autore, attraverso il suo “Canto di Natale”, giungono a noi come insegnamento ed esortazione a intraprendere un percorso che porterà ognuno di noi ad un radicale cambiamento, poiché sono parole che ci fanno riflettere amaramente.
Perché “Canto di Natale” è, prima di tutto, un viaggio. È un viaggio che comincia con l’animo sprofondato negli abissi dell’egoismo, della solitudine, dell’indifferenza, ma che ci condurrà, passo dopo passo, verso la luce della gioia, della felicità, della condivisione, nel bene e nel male. Del significato autentico del Natale, insomma.

“Canto di Natale” è, e rimarrà un racconto che, in maniera unica e speciale, ha avuto il potere di cambiare la storia e le tradizioni e di influenzare, in qualche modo, la produzione letteraria dei decenni a seguire. Un racconto che ha ancora oggi il potere di toccare quelle corde che solo i personaggi di Dickens sono in grado di far vibrare, producendo quella melodia che può fare da sottofondo solo al vero “spirito del Natale” … sempre che lo si sappia cogliere.
Consigliato vivamente a tutti… grandi e piccini! (anche se, di questi tempi, credo che siano gli adulti ad averne più bisogno).



RECENSIONE SCRITTA DA GLORIA PIGINO

 
( Fare click sul nome)
 
 
 


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