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martedì 14 novembre 2017

Recensione: Due splendidi destini di Nadia Hashimi





       SCHEDA TECNICA


· TITOLO: Due splendidi destini;

·AUTORE: Nadia Hashimi;

·CASA EDITRICE: Piemme;

·NUMERO PAGINE: 507;
  • ANNO PUBBLICAZIONE:  13 Gennaio 2015


                                                          Gradimento




“Appena uscivamo dal recinto della scuola ce n’era sempre qualcuno che scattava zigzagando fra le auto e i pedoni, per inseguire la ragazza che aveva colpito la sua attenzione. Seguirla era come esercitare il suo diritto di preda. Questa è la mia ragazza, intimava agli altri, e qui c’è spazio per una sola ombra. Quel giorno era mia sorella Shahla, dodicenne, il magnete di attenzione indesiderate. Per i ragazzi era una forma di omaggio. Ma alla ragazza che ne era oggetto faceva paura: per la gente era facile concludere che fosse stata lei a sollecitare quelle attenzioni…”

 

Due splendidi destini è il primo romanzo dell'autrice afghana Nadia Hashimi , nata in America ed erede di un grande poeta afghano. L’autrice è cresciuta fin da piccola, circondata dalle storie e leggende della cultura afghana e ha voluto a mio modo dedicare questo libro a tutte quelle donne che ancora oggi non possono vivere la vita che vorrebbero.
Il libro narrato in prima persona, intreccia due storie di donne vissute in epoche diverse e le mette a confronto: Rahima ambientata ai giorni nostri e quella di Shekiba la sua bisnonna.
Venite con me a conoscere queste donne:  
Rahima è la quarta figlia di una famiglia prettamente femminile,  fatto considerato una disgrazia per la famiglia attribuendo la colpa alla madre, Madar-jan di non essere stata capace di donare la vita e la luce ad un  figlio maschio. Madar-jan, ( che significa madre in afghano), sa perfettamente quanto può essere e quanto potrà essere dura la vita per le sue figlie, con un padre, sempre assente sia a causa del suo lavoro, sia a causa della droga. 
Madar-jan sostenuta dall’indomita sorella storpia, una delle poche donne con il coraggio di tener testa al potere indiscusso maschile, decide così di trasformare la sua Rahima, in Rahim, seguendo un’antica tradizione afghana, quella del bacha posh.

"Madar-jan tagliò e spuntò, mi piegò un orecchio in avanti per poterci girare attorno le forbici. Mi tagliò una frangia corta e dritta sulla fronte…. il passo successivo furono i vestiti. Madar-jan chiese una camicia e un paio di pantaloni alla moglie di mio zio…Ci infilai prima una gamba e poi l’altra. Erano più stretti e più pesanti delle brache a sbuffo che portavo di solito sotto i vestiti…Tirai un calcio, fingendo che ci fosse un pallone davanti a me. Era tutto lì? Ero già un ragazzo?”

Rahima, diventata Rahim, gode da quel momento di una libertà che da donna mai sarebbe stato fattibile; ma il suo destino di femmina, incrocia la strada del signore locale, Abdul Khaliq che decide di prenderla in sposa.
A  soli tredici anni,  da bambina, Rahima cambia improvvisamente, diventa  uan donna  sottomessa al marito, alla suocera e alla famiglia paterna.

“Mio padre dovette strapparmi piangente dalle braccia di mia madre, con il chador che mi scivolava giù dalla testa rivelando i miei capelli da ragazzo, ridicolmente corti. La famiglia di Abdul Khalid mi guardava costernata. Non promettevo niente di buono… Mio padre mi consegnò al mio nuovo marito. Mia suocera mi studiò con espressione critica…e Abdul Khalid, il mio nuovo marito, sorrideva mentre mi dibattevo nella morsa di mio padre. Come se gli piacesse quello che vedeva.
Quello fu il mio matrimonio.”

Shekiba  vive nei primi anni del 1900 , periodo in cui le donne erano completamente succubi degli uomini . Ma il destino di Shekiba , il suo nasìb, dettato dalla sua "malformazione" dipende da un padrone
 
"Per una goffa Shekiba di due anni la vita cambiò in un batter d’occhio. Svegliatasi da un sonnellino di metà mattina, la piccola partì alla ricerca della madre. Sentì dei rumori famigliari provenienti dalla cucina e inciampò passando accanto ai fornelli. Il piedino le si impigliò nell’orlo del vestito e lei agitò le braccia in aria, rovesciando la padella dell’olio che c’era sul fuoco prima che la madre potesse afferrarla. L’olio schizzò fuori e sciolse metà del viso da cherubino di Shekiba, trasformandolo in carne sfrigolante e lacerata".

Shekiba che in afghano significa dono, dovrà lottare con tutte le sue forze per ottenere il suo destino, il suo nahìb.

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Il titolo, "due splendidi destini" è contradditorio rispetto al romanzo, non ha nulla di splendido e dopo averlo letto, non posso che confermarlo.  Ma posso immaginare che l'autrice abbia pensato ad un futuro migliore , appunto splendido per le sue figlie e per tutte le donne del suo paese; fautrice di una giusta causa. Il titolo potrebbe essere una "profezia " del futuro.
Queste due donne per quanto siano coraggiose ad affrontare il loro destino senza tirarsi indietro, molto spesso vengono messe in difficoltà non dagli uomini, ma dalle altre stesse donne. Mogli gelose, parenti indegni, che non meritano di essere chiamati tali, suocere prepotenti.
La vita della donna in questi paesi è completamente nulla e poche sono coloro che lottano per far rispettare i propri diritti anche a costo della loro stessa vita.
 
Ne consiglio la lettura a chi è interessato a conoscere ed approfondire la vita e la condizione delle donne in Afghanistan  e nei paesi mussulmani; a chi come me spera che la situazione migliori e che tutte le donne possono conquistare e far valere i propri diritti come essere umano e come essere pensante.
Non dimentichiamo che la donna è colei che dona la Vita ; la donna è colei che cresce i figli e li accudisce; la donna è  l'angelo del  focolare domestico ; la donna è un essere umano con pari diritti degli uomini; la donna non deve essere toccata neanche con un fiore.
 

                                BUONA LETTURA!

 RECENSIONE SCRITTA DA VALENTINA
 FONTAN


 


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