Recensione libro
Vivienne: da escort a moglie
imperfetta
Di
Lily Rose
Scheda tecnica
Titolo: Vivienne: da escort a moglie imperfetta
Autore: Lily Rose
Editore: Lettere Animate
Pagine: 294
Formato: Kindle e copertina flessibile
Genere: Narrativa contemporanea
Pubblicazione: 14 Dicembre 2018

“Per quanto una situazione possa
sembrare disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto
attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si
abituino all’oscurità” (Haruki Murakami)
“Immaginate di svegliarvi una mattina e
scoprire un pezzo di voi stessi di cui non sapevate nemmeno l’esistenza” (Jodi
Picoult)
Vivienne ha
trentacinque anni ed ha appena scoperto di soffrire di amnesia lacunare: ha
totalmente cancellato gli ultimi cinque anni della propria vita. I suoi ultimi
ricordi risalgono alla sua vita a Londra: dopo essersi trasferita dalla
campagna alla grande città per seguire i propri studi universitari nel campo
della comunicazione e del marketing, Vivienne aveva deciso di mantenersi agli
studi con qualche piccolo lavoretto saltuario. Iniziato come un gioco grazie
alla complicità della sua amica Sarah, ben presto Vivienne vesti i panni di una
escort di alto bordo, sotto lo pseudonimo di Annabel. In breve tempo diventa
popolare, i suoi incassi economici triplicano e finalmente Vivienne può godersi
la bella vita, fatta di soldi, vestiti griffati, grandi eventi mondani e sedute
infinite dal parrucchiere e dall’estetista per la cura del proprio corpo.
Quando Vivienne si risveglia dal coma, scopre di essere una donna totalmente
diversa: è sposata, ha abbandonato il proprio lavoro e si è trasferita in un
piccolo loft nella periferia di Oxford.
“Mi piaceva la mia vita! La rivoglio
indietro!”
Vivienne è
una donna dal carattere esuberante e brioso, riuscendo a cogliere il buono
anche nelle situazioni più disperate. Però ha un animo duplice ed in conflitto
con sé stesso. Da un lato vi è Vivienne: una mogliettina adorabile e precisa,
dotata di pollice verde e dal grande talento culinario, e che cerca di
soddisfare, in tutto e per tutto, il marito. Dall’altro lato troviamo Annabel:
una escort di alto livello, dai pensieri superficiali e frivoli, che dedica
anima e corpo alla cura ed al benessere fisico. Per lei i soldi sono la vera
felicità della vita. Nella sua testa, non ha mai balenato l’idea di sposarsi e
metter su famiglia. Dopo l’incidente, Vivienne ed Annabel si incontrano e si
scontrano: chi la spunterà?
Andrew è il
protagonista maschile del romanzo ed è il marito di Vivienne. Andrew lavora
come fotografo ad Oxford, è giovane ed ha un’aria trasandata, ma estremamente
sexy, ha una stabilità economica massiccia ed adora la moglie sopra ogni altra
cosa. È un uomo dal carattere virile, ma al tempo stesso ha un atteggiamento
tenero e delicato, cerca di assecondare ogni richiesta della moglie e riesce ad
accettare di buon grado le crisi isteriche di Vivienne, provocate dal suo stato
di amnesia. In pratica, Andrew è l’uomo che ogni donna desidererebbe al proprio
fianco, il classico principe azzurro delle fiabe, che non mostra pecche ne
punti deboli. Ma forse dietro a tanta perfezione si cela qualcosa di losco e
poco chiaro? Tuttavia, un uomo così perfetto non esiste nel mondo reale, e
proprio tale caratteristica rende il personaggio, a mio avviso, aleatorio e poco
credibile.
Infine, vi
è la mamma di Vivienne. La mamma è una donna dolce e paziente, dal carattere
mite e con scarsa propensione ad atteggiamenti bruschi e impulsivi. Cerca di
aiutare l’adorata figlia nella sua ricerca verso la memoria perduta, svolgendo
un ruolo di collante tra Vivienne ed Andrew.
In ultimo,
la vita di Vivienne ed Andrew è costellata dalla presenza di altre figure, che,
tuttavia, svolgono un ruolo marginale e secondario, non essendo dotati di un
carattere particolarmente definito e tridimensionale.
“Tutti custodiamo un segreto chiuso a
chiave nella soffitta dell’anima” (Carlos Ruiz Zafon)
Vivienne: da
escort a moglie imperfetta è un romanzo ironico e divertente, raccontato con
uno stile di scrittura fluente, graffiante e brillante. La trama è davvero ben
strutturata, l’idea iniziale da cui si sviluppa tutto il racconto è davvero
originale ed il ritmo della narrazione è piuttosto incalzante ed accattivante.
Vivienne è la narratrice interna: il romanzo, infatti, è narrato in prima
persona, rendendo la storia ancora più coinvolgente e realistica, anche per il
lettore più diffidente. Inoltre, nel racconto sono presenti numerosi flashback,
che derivano da sprazzi di memoria che ogni tanto riaffiorano nella mente di
Vivienne. Tale caratteristica non crea confusione nel lettore, ma piuttosto
riesce a creare un ordine cronologico nel racconto, rendendo la lettura
piacevole e scorrevole.
Tuttavia, la verve che ha caratterizzato l’intera
narrazione viene persa completamente nel finale. A mio avviso, la conclusione
del racconto non è all’altezza della narrazione, in quanto sembra essere
alquanto sbrigativa e poco chiara, lasciando il lettore con un retrogusto amaro
e poco piacevole.
Nonostante
tutto, il romanzo si rivela una lettura leggera e briosa, ironica al punto
giusto e cosparsa da un pizzico di malizia, che non guasta mai.
“La memoria è il diario che ciascuno di
noi porta sempre con sè” (Oscar Wilde)
A cura di Flavia Pigliacelli
Nessun commento:
Posta un commento
Lascia il tuo commento qui!