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giovedì 12 aprile 2018

Due chiacchiere con l'Autrice - Il Terrorismo nella rete - Finalista Premio Cerruglio 2018



Il terrorismo nella rete - la filosofia terroristica dalle radici al web
Chiara Franzin
Tra i finalisti del Premio Cerruglio 2018, nella sezione Saggistica Attualità c'è questo interessantissimo saggio scritto da una giovane Autrice, alla sua prima esperienza di saggista. L'ho trovato interessante perché ha il suo scopo altrettanto interessante: quello di far conoscere il fenomeno per non averne paura. E' giusto l'intento e mi fa piacere condividere con voi la conoscenza di questa nuova ricercatrice.
Ecco le domande che le ho posto e le sue risposte

Al di là delle biografie ufficiali e del curriculum, chi è Chiara Franzin?


Questa è sempre una bella domanda. Chiara Franzin è una giovane donna caparbia e curiosa che vuole capire il perché delle cose che accadono intorno a lei. Sono consapevole del fatto che non sempre si possono trovare le risposte a tutti i quesiti ma credo che già il fatto di porsi dei quesiti sia una risorsa fondamentale e non mi sento una persona completamente realizzata perché tendo sempre a volere più di quel che raggiungo.

Lei è laureata in Relazioni Internazionali, cosa l'ha spinta a scrivere un libro sul terrorismo?

Quest’opera nasce da una necessità. Quando cominciai ad intravedere le prime tracce di quello che sarebbe poi divenuto un fenomeno spaventoso e dilagante ho sentito il bisogno di capire perché stesse succedendo. I primi video di mutilazioni, decapitazioni e roghi umani che hanno cominciato ad apparire sul familiare schermo della TV all’ora di cena io non riuscivo proprio a comprenderli. E al motto di “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” ho iniziato il mio lavoro di analisi, decisa a capire chi erano quelle persone, dove si trovavano, perché parlavano in quel modo, con quel tono e soprattutto quali potevano essere le loro motivazioni .

Da esperta di comunicazione, invece, non crede che sia una contraddizione parlare di terrorismo per conoscerlo per non averne paura quando, parlandone, lo si pubblicizza?

Questo paradosso è un tema che mi sta molto a cuore. Ne parlo ampiamente nel mio testo facendo riferimento soprattutto al ruolo fondamentale che hanno avuto i mass media e il giornalismo nell’escalation di azioni terroristiche che abbiamo avuto dagli anni 80’ in poi. E’ un tema delicato che va trattato con i guanti ma credo che con le giuste argomentazioni, con il giusto tono e senza la corsa al sensazionalismo sia doveroso parlare di questo argomento. Sono convinta che questo sia il modo corretto di smontare l’aura mitologica che avviluppa il terrorismo moderno.

Come può difendersi uno Stato dal terrorismo?

Forse questa è una domanda più grande di me. Credo che, oltre a un buon apparato di intelligence (che è fondamentale) uno stato possa difendersi dal terrorismo nella misura in cui riesca a difendere i suoi cittadini dalla percezione del pericolo derivante da esso. La politica ha un ruolo cruciale in questo e deve sapere dare risposte autorevoli nel momento del bisogno.

C'è margine di dialogo con i gruppi terroristici da parte dei Paesi che li ospitano? Mi riferisco, ad esempio al caso del Presidente Ghani che propone di riconoscere i Talebani come partito politico, per pacificare l'Afghanistan

Evidentemente si, credo però dipenda dalla situazione geopolitica del paese in questione. Sarebbe impensabile per me, nata in Italia da un padre che ha fedelmente prestato servizio nell’arma dei carabinieri durante gli anni di piombo dire che il governo Italiano avrebbe dovuto dialogare con i terroristi. Se pensiamo invece a un movimento profondamente legato alle maglie della società mediorientale che ha un peso indiscutibile nella politica di quello stesso pese e che rappresenta una buona parte dei malumori della popolazione si è in parte costretti a scendere a patti per il bene del paese. Riconoscendo i talebani come partito politico questi si ritroverebbero costretti ad agire nella legalità e quindi a non poter più perpetrare azioni terroristiche, lo stesso è successo ad Hamas nelle elezioni del 2006 (Una volta al potere ha dovuto forzatamente scendere a patti con le autorità politiche internazionali, in qualche maniera è divenuto parte dello stesso sistema che combatteva). È una mossa politica che va valutata.

Quanto ha impiegato in studi e ricerche per realizzare quest'opera?

Lo studio del materiale e dei testi ha richiesto parecchio tempo, soprattutto per quanto riguarda il periodo storico che va dal 2012 ai giorni nostri perché ho dovuto raccogliere notizie da articoli specialistici che davano un’indicazione frammentaria che ho dovuto poi assemblare. Tra studio e stesura ci è voluto più o meno un anno e mezzo.

Pensa di continuare una produzione editoriale su questo argomento?

Questo argomento mi appassiona moltissimo quindi spero di riuscire a continuare a trattarlo.

A proposito della partecipazione al Premio Cerruglio 2018, cosa direbbe ai giurati per convincerli a scegliere la sua opera?

Per me è già una vittoria incredibile e inaspettata far parte dei cinque finalisti di questo concorso, considerando poi che le altre opere sono scritte da persone preparate e di successo mi sento decisamente onorata. L’unica cosa che potrei dire è che il mio saggio è agile e facilmente comprensibile quindi se ricevesse la “consacrazione” del premio Cerruglio potrebbe aiutare davvero tutti a comprendere meglio il fenomeno.

Vuole farsi una domanda che a noi non viene in mente a cui ritiene utile rispondere?

Una delle domande che più mi fanno riflettere, e che se potessi farei anche agli altri candidati al premio, è: Barattereste la vostra libertà e la vostra umanità con le comodità che ci offrono gli odierni mezzi di comunicazione? Perché quel che io ho potuto studiare è che internet e questo mondo così interconnesso hanno reso possibile fare cose strepitose che fino a cinquant’anni fa erano fantascienza.. ha, d’altro canto, reso possibile il dilagare del terrorismo in rete, delle truffe in rete e dell’alienazione dell’essere umano che, nutrito di stereotipi, ha abbandonato quel che un tempo era la naturale interazione umana (tratto nel mio libro il fatto che molti terroristi attratti dalla possibilità di avere visibilità coltivano un certo narcisismo). Se poteste tornereste indietro? A questa domanda io non ho ancora trovato risposta. 

Ringrazio molto Chiara perche ha accettato l'intervista, perché ha scritto un bellissimo saggio, perché partecipa ad elevare la categoria dei giovani ad un ruolo attivo e positivo nella società e a lei rivolgo l'augurio di rito per il Premio Cerruglio:
In bocca al lupo!

Valter
 


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