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domenica 31 gennaio 2021

La Democrazia 2/2


 

Riprendiamo il nostro viaggio sulla democrazia, iniziato la scorsa settimana.

Come definiremmo oggi la democrazia? Vediamo di scoprire una ricetta per questo piatto politico. “L'universale – Garzantine” di filosofia afferma che è “un corpo politico provvisto di qualche tipo di sistema rappresentativo (assemblea, parlamento, camera etc.)” In questo caso però, anche le democrazie socialiste e i regimi autoritari dovrebbero essere considerati democratici. Cosa aggiungere? Mettiamoci che i sistemi debbano essere elettivi e basati sul suffragio universale. Manca ancora qualche ingrediente. Proviamo ad aggiungere un pizzico di Montesquieu con la suddivisione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario, il ricambio e la possibilità di revoca dell'esecutivo. Aggiungere a piacere: elezioni libre, competitive, regolari e correnti; multipartitismo, fonti di informazioni plurime ed imparziali, garanzia dei diritti di cittadinanza e abbattimento delle diseguaglianze socio- economiche. E' tutto? Vabbè, visto che ci siamo, facciamo anche una spolverata di primato del potere civile su quello militare e il piatto dovrebbe essere più o meno servito.

Perché dico “più o meno”? Perché non è semplice definire cosa sia realmente un governo democratico, anche rispettando tutti gli ingredienti riportati qui sopra. Vi porto due esempi: la IV Repubblica francese di De Gaulle nacque da un colpo di stato, ma di fatto non si può dire che non fosse democratica; di contro il primo governo di Hitler si insediò con procedure formali previste dalla repubblica di Weimar, senza tralasciare che la prima cosa che fece fu proprio quella di sopprimere la repubblica stessa. Capite che quindi quando iniziamo a parlare di democrazia diventa tutto abbastanza aleatorio, anche perché un vero e proprio dibattito filosofico al riguardo manca da diversi secoli. Negli ultimi tempi, infatti, ci si è più focalizzati ad affrontare i problemi pratico- dinamici come il mutamento, il consenso, il ricambio delle elites e le procedure decisionali e sempre meno sulla natura della democrazia diretta (con buona pace della Arendt).

Tutti noi siamo concordi con l'affermare che la democrazia sia nata ad Atene, tra il VI e il V secolo a. C. con l'idea del “popolo che agisce congiuntamente”. Poi che dall'idea del popolo fossero esclusi gli schiavi, le donne e, salvo rarissime eccezioni, gli stranieri è un altro discorso. Sta di fatto che la città greca fu la prima a realizzare una forma politica che includesse anche le classi meno abbienti. Ovviamente parliamo di un coinvolgimento che, al suo culmine, contava 40-50 mila persone. Quindi assolutamente inapplicabile al giorno d'oggi nelle grandi città e men che mai nei paesi interi. Immaginate la scena in cui, in qualsiasi momento della giornata milioni di persone si recano a udire la voce dell'araldo che chiama i cittadini alle pubbliche deliberazioni. Già solo per trovare parcheggio, la maggior parte di noi lascerebbe perdere.

Quindi, a che punto siamo oggi? Attualmente ciò che abbiamo sono degli studi che cercano di analizzare il livello di democrazia dei singoli paesi. Il più famoso è quello condotto, con cadenza biennale, dal The Economist, il “Democracy Index” che prende in esame 167 paesi e assegna loro un voto sulla base degli ingredienti sopra elencati. Tale studio ha fatto emergere delle nuove forme di governo definite “postdemocrazia” (il caso dell'Italia che nei primi anni 2000 venne definita una “democrazia imperfetta”) e la nuova versione disfunzionale del “populismo”.

Quindi questa forma di governo, tanto difesa e acclamata nelle piazze, non si capisce bene se funzioni o meno, in considerazione del fatto che si basa su un paradosso molto simile a quello della tolleranza enunciato da Popper, in cui il popolo potrebbe decidere di volere un governo antidemocratico e se il governo si opponesse, anche lui cesserebbe di ascoltare il volere del popolo.

La democrazia non va limitata al solo momento elettorale (come purtroppo avviene negli ultimi anni), ma dovrebbe formarsi su un principio di “cultura democratica” del popolo che si può avere solo nel caso siano garantiti tutti gli ingredienti della ricetta elencata all'inizio. Questo significa che sia il governo, sia il popolo dovrebbero tutelarsi garantendo una costituzione che, di fatto, vieti l'auto eliminazione di sé stessa (Costituzione Rigida, che richiede una larghissima maggioranza favorevole o addirittura il referendum popolare per essere modificata).

Ma è giusto voler limitare la scelta popolare? Se un paese decide che non vuole un parlamento ma una monarchia, è giusto che le istituzioni tutelino sé stesse a discapito del volere di coloro che sono chiamati a governare? Non sto parlando di casi limiti in cui il governo esclude tutti i partiti estremisti che sono contrari al libero dibattito, si accaniscono contro minoranze oppure incitano all'odio verso determinate categorie, parlo di situazioni in cui si preferisca una forma di governo piuttosto che un'altra.

E' quindi un mito la democrazia? Forse in parte. Dovremmo anzitutto prendere coscienza di cosa significhi vivere in un paese democratico, visto che avere un parlamento, o poter votare, no è la diretta conseguenza che il posto dove viviamo, sia democratico. Poi potremmo riflettere se il concetto non abbia bisogno di un aggiornamento o, se proprio non sia arrivato il momento di ripensare forme di governo nuove. Che siano figlie di questo tempo, che si possano applicare a città con milioni di persone o a paesi con poche migliaia di abitanti. Un sistema che non finga di ignorare gli interessi economi e personali dei politici che ne fanno parte. Bisognerebbe ripensare un sistema che sia esclusivamente politico e che tenga conto dell'influenza di grandi realtà economiche (siano queste legali o criminali) sui governi. Perché se è pur vero che la corruzione e la brama di potere fanno parte da sempre della natura umana, è anche vero che sarebbe possibile ripensare una società che protegga il proprio popolo e non gli interessi di pochi a discapito di molti.


Voi che ne pensate? La democrazia è un'ideale o un sistema di governo che funziona? E' ancora attuale oppure andrebbe ridiscussa?


domenica 24 gennaio 2021

La democrazia pt. 1/2

 

D'altronde, diciamolo, come si fa oggi a non essere democratici? Sul vocabolario c'è scritto che "democrazia" significa "potere al popolo". Sì, ma in che senso potere al popolo? Come si fa? Questo sul vocabolario non c 'è scritto.” (Giorgio Gaber- Democrazia)


Per fare un riassunto di cosa sia la democrazia oggi, basterebbe già ascoltare la prosa di Gaber. Scritta a metà degli anni '90, dopo tangentopoli e con l'inizio del ventennio berlusconiano, domandarsi se avesse senso parlare ancora di democrazia era ben più che lecito.

Andiamo per ordine. La parola democrazia, viene, manco a dirlo, dal greco e viene spesso tradotta come “potere del popolo”; ciò che spesso viene tralasciato di specificare è che il termine “kràtos” è da intendersi più come autorità, dittatura. Tanto più che Kratos è, nella mitologia greca, figlio del titano Pallante e rappresenta proprio la forza vigorosa. Il termine venne coniato dagli avversari di Pericle, in senso dispregiativo, proprio per indicare la dittatura del popolo. I termini più usati dai sostenitori del regime ateniese, erano “isonomia”, ovvero l'uguaglianza delle leggi per tutti i cittadini, o “isegoria”, il diritto di ogni cittadino a prendere parola durante l'assemblea; da questi due termini derivarono poi il concetto di libertà di parola e di libertà in genere.

Il termine democrazia è più o meno caduto in disuso nelle epoche successive, fatto salvo per alcuni casi isolati nei popoli germanici, per alcune forme nella Repubblica di Venezia e qualche altro caso sparso nel mondo, fino a tornare in auge durante il periodo delle grandi rivoluzioni di metà XVIII secolo. Interessante vedere come la rivoluzione americana, che portò la prima vera forma moderna di governo democratico, escluse però del tutto il popolo da una qualunque forma di partecipazione nei dibattiti dottrinari.

 


L'autore che si fa coincidere con questo ritorno in auge del termine è Tocqueville con il libro “La democrazia in America”. Egli nota che il fulcro della democrazia americana si basava sulla costituzione federale e sull'associazionismo politico che portava a una partecipazione diffusa dei cittadini negli affari di interesse comune. Nonostante ciò, lui come già Platone tanti secoli prima, prevedevano una decadenza degli interessi politici, in favore di quelli strettamente economici (per Platone la degenerazione deriverebbe dalla continua acquisizione del consenso, che porterebbe alla tirannia).

Oltre a Tocqueville, Montesquieu e Voltaire, sono ben pochi i filosofi che affronteranno in epoca moderna il dibattito democratico, mentre Popper, Rusconi, in qualche modo Chomsky, Arendt e Zagrebelsky, per quel che riguarda l'epoca contemporanea.

Molti contestarono che la democrazia nata a cavallo tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 (soprattutto in paesi come l'Italia), non fosse altro che una forma di elitismo, di dittatura massonica. Di fatto alle cariche politiche non poteva di certo accedere chiunque. Bisognava anzitutto sapere leggere e scrivere, cosa che non era per nulla scontata all'epoca e avere una rendita che garantisse la sussistenza minima. Sta di fatto che a questa forma di governo si sostituì, rapidamente la dittatura che prese piede nella maggior parte dei paesi europei degli anni '20 del XX secolo (fatta eccezione per Francia e Inghilterra). Forma di governo che terminò con la seconda guerra mondiale, che vide il trionfo a livello internazionale degli Stati Uniti sull'Europa (la quale smise di avere il predominio sulla gestione delle sorti degli altri paesi) e che quindi si rese alfiere anche di un modello di governo nuovo.

Dal dopo guerra in poi, sono tanti i paesi che si definiscono democratici, ma quanti effettivamente lo sono? Basti pensare che il nome esteso della Korea del Nord è “Repubblica popolare democratica di Corea” (sì hanno lo so, non fate quella faccia). Quello che sappiamo oggi è che esistono vari livelli di democrazia, che però vedremo la prossima settimana.

Recensione del romanzo "GERARD" di Monique Vane

GERARD di Monique Vane Scheda tecnica Titolo:  Gerard Autore:   Monique Vane Serie:  Billionaire Romance Boy Vol. 3 Genere: Romance contem...